"Era la paura di perdere le aziende – la roba delle novelle di Verga – che lo induceva al pianto. Alla fine della sua lunga avventura politica, avveratasi la profezia di Longanesi del 1953 (“gli italiani non vogliono un dittatore, attendono un impresario”), Berlusconi doveva sentirsi come in quei lontani giorni del ’93, mentre ieri ad Arcore riuniva la famiglia e Confalonieri; e la figlia Marina lo invitava a non mollare, mentre oramai perfino i fedelissimi lo seppelliscono d’insulti coloriti. Non c’è infatti serenità nel suo sguardo – la serenità di un uomo politico che accetta la sconfitta e fa onestamente i conti con se stesso – ma solo cupa disperazione. Perché sempre lì siamo, allora come oggi: al salvare la roba."
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